| Qual è la percezione degli italiani sull’andamento attuale e futuro dell’economia; quali sono le fonti di preoccupazione e come incidono su risparmio e consumi. Il clima di crescente incertezza economica e politica porta a un deterioramento della progettualità che incide sui consumi e induce a una spesa ragionata. Comportamenti e aspettative dei consumatori del nostro Paese delineati dalla nuova indagine ACNielsen condotta a livello mondiale.
09 Giugno 2005
Milano
ACNielsen, leader mondiale nelle ricerche di mercato, presenta i risultati della “Worldwide Consumer Confidence Survey”, l’indagine semestrale internazionale, unica per estensione, che individua e mette a confronto atteggiamenti e comportamenti di acquisto dei consumatori di 38 Paesi del mondo. Per quanto riguarda Italia, emerge un quadro nuovo rispetto alle precedenti analisi: minore progettualità nei consumi e nei risparmi insieme a maggiore incertezza e pessimismo per il futuro, fattori che influenzano le scelte del consumatore sempre più orientato verso una spesa ragionata.
La nuova edizione della “Worldwide Consumer Confidence Survey”, condotta in Asia, America Latina, Europa, Nord America, Oceania e Sud Africa e conclusasi lo scorso maggio, ha raggiunto più del 60% della popolazione mondiale con l’obiettivo di analizzare comportamenti, percezioni e aspettative dei consumatori in relazione alle attuali dinamiche congiunturali e ai fattori strutturali dell’economia e della vita socio-politica e alle aspettative future.
Interessanti i dati emersi dall’indagine che, per la sua profondità e per la sua ampiezza, riesce a cogliere i nuovi fenomeni che si verificano nel mondo consumer, contribuendo a delineare le tendenze e le dinamiche in evoluzione. In relazione alla nostra realtà, emerge la fotografia di un consumatore che, pur vivendo contesti macroeconomici simili a quelli di altri cittadini europei, si mostra più preoccupato e con un elevato grado di incertezza per il futuro; i recenti e continui messaggi d’allarme sulla fase di recessione e i dubbi sulla stabilità politica accentuano, infatti, il clima di inquietudine già rilevato a fine 2004.
Dall’indagine risulta che la percezione dell’andamento dell’economia locale negli ultimi 6 mesi è negativa e gli italiani – ora in linea con gli europei – ritengono che la situazione sia sensibilmente peggiorata (70%). Il pessimismo affiora anche dalle risposte date alla domanda circa le previsioni per i prossimi 12 mesi: il 36% degli italiani ritiene che la situazione resterà stabile, ben il 46% sostiene che peggiorerà.
Le prime preoccupazioni degli italiani per il futuro risultano l’economia (da 21% a 27%), la sicurezza del posto di lavoro (da 21% a 22%) e la stabilità politica (12%), con una sensibile crescita rispetto ai risultati della scorsa indagine: nel 2004, infatti, l’apprensione degli italiani in merito alle dinamiche della politica era solo del 2%.
Percentuali in crescita anche nel resto d’Europa, dove l’economia resta al primo posto tra le incertezze degli intervistati ma è seguita dalla salute anziché dalla sicurezza del posto di lavoro (in Italia la salute è al terzo posto). La stabilità politica, invece, rispetto all’Italia, sembra preoccupare meno l’Europa. Va sottolineato inoltre che, rispetto ai risultati emersi sei mesi fa, sia gli italiani che gli europei si dicono meno preoccupati per il terrorismo (5% del 2005 rispetto al 22% del 2004 in Italia; 5% del 2005 rispetto al 13% del 2004 in Europa).
Questo generale clima di incertezza e la carenza di progettualità impattano sui comportamenti di consumo: l’utilizzo del denaro dopo aver soddisfatto i bisogni primari subisce un drastico ridimensionamento. Alla domanda ‘Considerando il costo della vita oggi e le tue capacità di spesa, come definiresti questo momento per acquistare ciò che desideri o di cui hai bisogno l’Italia risponde ‘non così buono’ per il 43% e ‘cattivo’ per il 17%.
Inoltre, l’11% (+ 3% vs 2004) degli italiani dichiara di non avere in alcun modo disponibilità economiche una volta soddisfatti i bisogni essenziali (13% il rispettivo dato Europeo). Si assiste, in generale, ad una diminuzione della discrezionalità di spesa e ad una minor tendenza al risparmio: mentre nel 2004 gli italiani che investivano il denaro disponibile in diverse forme di risparmio erano il 42%, oggi il dato si ferma al 31% allineandosi alla media europea.
La minor tendenza al risparmio è accompagnata dalla razionalizzazione di alcune voci di consumo. Secondo l’indagine, infatti, dopo aver soddisfatto i bisogni essenziali sono meno gli italiani che spendono il denaro in: vacanze (-5%), nuove tecnologie (-5%), intrattenimento fuori casa (-9%). In aumento, invece, il ricorso al credito al consumo e ai finanziamenti personali (pagamento dei debiti da 21% a 22%).
Una recente indagine condotta a livello locale su panel ACNielsen di oltre 17.000 individui, conferma infatti che la minor discrezionalità di spesa è stata causata, tra l’altro, anche dalla dinamica di prezzo di alcuni beni primari che incidono di più rispetto a 2/3 anni fa sul portafoglio degli italiani quali: il consumo di carburante (73%), i generi alimentari (68%), la salute e le spese in medicinali, visite e cure (58%), le spese per la casa quali condominio, rate mutuo e affitto (52%) e abbigliamento-calzature (49%).
Il progressivo deterioramento della progettualità ha frenato gli investimenti a lungo termine: ben il 50% degli italiani sostiene che rimanderà nel tempo le spese di particolare impegno economico, il 21% afferma che vi rinuncerà del tutto e il 20% che affronterà determinate spese, quali quelle per la casa o l’acquisto di una macchina o di grandi elettrodomestici, soltanto a fronte di finanziamenti agevolati o con pagamento a rate.
La ricerca ACNielsen ha, infine, evidenziato un dato importante: l’Italia, rispetto agli altri Paesi Europei, è la nazione che maggiormente pratica una spesa ragionata, ovvero si attiene ad un budget prefissato. Ben l’85% degli italiani sostiene di pianificare i propri consumi anche se, talvolta, le spese eccedono il budget stabilito. In particolare, sia gli italiani (29%) che i cittadini dei Paesi della vecchia Europa (tra il 26 e il 41%) fanno la spesa in diversi punti vendita per approfittare delle offerte speciali e si dicono molto attenti alle promozioni (il 50% degli italiani guarda con attenzione le promozioni sui volantini – il 45% cerca di comprare il più possibile prodotti in offerta). Tuttavia, emergono i primi segnali di insoddisfazione e il generale clima di incertezza investe anche lo shopper guidato dalla spesa ragionata che si dice sempre più disorientato dall’affollamento promozionale (32%) e crede sempre meno nell’effetto risparmio (il 16% sostiene che nonostante le promozioni spesso si spende di più del previsto e il 14% è convinto che le promozioni siano solo metodi per spingere l’acquisto di prodotti inutili).
ACNielsen, parte del gruppo VNU, é l’azienda leader mondiale nelle informazioni di marketing. Fornisce misurazioni e analisi degli andamenti dei mercati e dei comportamenti e delle abitudini dei consumatori in più di 100 paesi.
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Nata nel 1963, ACNielsen in Italia è leader nel settore con oltre 500 dipendenti e circa 72 milioni di euro fatturato nel 2004. In Italia il gruppo comprende ACNielsen Italia e ACNielsen Store Audit.
ACNielsen Store Audit, che ha iniziato ad operare ad Aprile 2002, è la società specializzata nelle informazioni di Trade Marketing.
Per maggiori informazioni: www.acnielsen.it
ACNielsen è parte del gruppo VNU attivo in più di 100 paesi con più di 38.500 dipendenti e un fatturato annuale di 3.8 miliardi di Euro per il 2004.
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